Una scuola di danza

Preservare e trasmettere la tradizione della danza classica indiana Bharatanatyam

NELLA ZONA RURALE DI BELGAUM, KARNATAKA

“L’arte e la cultura ci offrono un tipo di nutrimento che ci sostiene e ci viene in soccorso più che mai in tempi di paura e incertezza, nella vita adulta ma forse ancor più durante l’infanzia.”

Ci spostiamo al Sud dell’India, precisamente nel Karnataka, per raccontare la storia di un grande artista contemporaneo che lavora per preservare e trasmettere la tradizione della danza classica indiana Bharatanatyam, Parshwanath Upadhye. L’Unione Induista Italiana ha voluto sostenere gli sforzi di questo danzatore, coreografo e soprattutto insegnante attraverso un contributo per la fondazione di una scuola di danza in un villaggio nella zona rurale di Belgaum, Karnataka.

Parlando dell’insegnamento della danza, Parshwanath Upadhye nota: “L’approccio generale nei confronti di queste forme d’arte molto spesso lo si vive in modo superficiale, ricercando la coreografia da imparare per poi esibirla

in uno spettacolo o arrivare al completamento della carriera studentesca. Il nostro metodo di insegnamento cerca di ricoprire più ambiti della vita dei nostri studenti, creando in loro un interesse più profondo che non si limiti a un approccio fisico ma che sia una disciplina della mente, come lo yoga, e soprattutto danzare per essere una persona migliore, matura, responsabile e cosciente”. Naturalmente, chi vive per (ma anche di) arte non è esonerato da preoccupazioni di ordine materiale, in particolare in questi tempi difficili: “Questo aspetto preoccupa molti artisti, ci chiediamo cosa faremo nel futuro. Cercare di programmare un futuro è impossibile nel nostro lavoro perché le situazioni che si creano sono sempre estremamente instabili. Ne è un esempio proprio lo scenario che si è creato in questo periodo di lockdown, che mi ha portato a stravolgere la mia vita e ha fatto nascere un nuovo modo di vivere l’arte e l’insegnamento. Ho creato una piattaforma online dove posto spettacoli e workshop.

Un’altra cosa che farò sarà proseguire nella costruzione del Gurukula (ndt centro di insegnamento, in questo caso la scuola di danza).

Spero che in futuro la mia scuola sia d’ispirazione ad altri che come me saranno pronti a far nascere altre scuole simili nelle aree rurali dove queste discipline artistiche sono poco praticate. Spero che questa sensibilità nei confronti dell’arte possa essere supportata anche dal governo. Sarebbe fantastico e soprattutto sarebbe il giusto nutrimento per le generazioni future che si avvicinano alla conoscenza di queste forme d’arte, potendo così comprendere che le radici attingono a un sapere millenario, che accompagna la nostra cultura da secoli pur rimanendo proprio di ogni tempo e di ogni era”.

Alla domanda riguardo a come sia stata vissuta l’emergenza Covid-19 nella sua comunità artistica, Parshwanath Upadhye risponde: “Per molti di noi è stato un periodo molto duro: trovarsi improvvisamente con tutti gli spettacoli cancellati, viaggi annullati, soldi investiti che improvvisamente non si potevano più recuperare… Questa situazione ha messo in grave difficoltà tutti noi, ma non solo. Improvvisamente ci siamo resi conto che quest’anno non ci sarebbero stati spettacoli. Ciò ha causato una grande perdita. Se invece analizzo la maniera in cui siamo riusciti ad adattarci alla situazione e a cambiare metodo d’insegnamento, certamente mi manca il lavoro di persona con i miei studenti, ma grazie a questa situazione si è aperto un mondo parallelo attraverso le lezioni online che ha permesso di connetterci con tanti studenti che vivono lontano da Bangalore e studenti in tutto il mondo. Di questo aspetto sono felice e sono convito che, comunque vada, manterrò questo legame con tutti loro anche quando ricominceranno le lezioni di persona”.

L’arte e la cultura ci offrono un tipo di nutrimento che ci sostiene e ci viene in soccorso più che mai in tempi di paura e incertezza, nella vita adulta ma forse ancor più durante l’infanzia.

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